Tari gonfiata: ecco come ottenere il rimborso

Cornelia Mascio
Novembre 15, 2017

Attenzione: ci sono dei casi in cui il contribuente può perdere il diritto al rimborso. Il decreto del Ministero del Tesoro mira quindi fare chiarezza su quali siano "le modalità per chiedere i rimborsi qualora un Comune non applichi la tassa in maniera corretta".

Tra gli argomenti in discussione ieri alla conferenza stampa di presentazione del bilancio 2018 si è parlato anche di Tari, la tassa sui rifiuti.

La Tari, introdotta nel 2014 (dalla L.147/13) serve a finanziare il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti.

Una componente è rappresentata dalla quota fissa legata ai metri quadrati dell'immobile, mentre la parte variabile è legata al numero di componenti del nucleo familiare. In questo caso, dunque, essendo la quota variabile proporzionata ai sacchetti conferiti non dovrebbe esserci alcun indebito pagamento.

Il tributo non è dovuto in relazione alla quantità di rifiuti assimilati che il produttore dimostri di aver avviato al recupero. E' sufficiente verificare se la quota variabile è stata calcolata sia sull'appartamento che sulle pertinenze. Tra i comuni interessati ci sarebbero Roma, Milano, Genova, Ancona, Napoli, Catanzaro e Cagliari. "Spetta ai Comuni, laddove vengono verificati gli errori, intervenire, noi offriamo uno schema interpretativo con i criteri da applicare", prosegue il sottosegretario, osservando che amministrativamente i "comuni sono perfettamente in grado di gestire la questione".

Secondo il segretario confederale della Uil Gugliemo Loy "I Comuni, nel fissare la tariffa, hanno avuto la flessibilità di individuare o meno il parametro 'inquilini' e le grandi città, in maggioranza, lo hanno inserito".

Il caso è scoppiato nelle ultime settimane dopo l'interrogazione parlamentare del deputato Giuseppe L'Abbate (M5S), il quale ha segnalato l'errore nel calcolo della TARI commesso dal suo Comune (Polignano a Mare).

Chi ha pagato più del dovuto potrà ottenere il rimborso. Già da lunedì il Codacons si farà promotore di una azione risarcitoria collettiva contro i comuni che hanno riscosso somme illecite. E' possibile controllare il versamento di contributi eccedenti guardando i vecchi avvisi di pagamento da soli, o magari con il supporto di un Caf o di un commercialista.

Tuttavia le associazioni dei consumatori si sono già rese disponibili a dare delucidazioni in merito. Il Comune ha inoltre 180 giorni di tempo per la materiale restituzione delle somme.

In caso di silenzio o di rifiuto, bisognerà depositare il ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale patrocinati da un avvocato o un commercialista. Se invece il Comune e/o il gestore rigettano espressamente la domanda, il ricorso va proposto entro 60 giorni dalla notifica del rigetto. In questo modo la Tasi è stata di fatto raddoppiata. Ecco come capire se si è pagato di più e come chiedere il rimborso.

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